Cartografia

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Caratteristiche Itinerario

1h 45′

5,3 km

Difficoltà: E

Dalla chiesa di Gazzano si attraversa il paese seguendo i segnavia SM-690 sulla strada provinciale. Si prosegue su stradine asfaltate tra le case più alte del paese.

A sinistra si prosegue poi in costante salita su carraia erbosa fiancheggiata da siepi e querce. Raggiunta la Fontana della Pila, con tavolini e area pic-nic, si lascia a destra la vecchia via per Cervarolo  e si prosegue diritto, superando un costone roccioso da cui la vista si apre sulle strette del Dolo, dominate dal rudere della Torre dell’Amorotto.

Il tracciato a mezza costa tra brulle pietraie, recentemente allargato e restaurato, porta ai piedi delle arenarie su cui fu costruita la torre, probabilmente durante il dominio lucchese di Castruccio Castracani nel finale del XIII sec..

Sotto la torre è stata attrezzata una via ferrata. Ad un bivio si lascia a destra il sentiero 690C che, con una breve deviazione consigliata, raggiunge i resti della torre; è possibile ammirare anche le antiche iscrizioni sulla pareti di arenaria. Il sentiero 690 prosegue diritto, scende leggermente poi risale in un bosco, reimpiantato a seguito dei danni subiti con la costruzione della strada soprastante nel 1955.

Raggiunta proprio la strada, la seguiamo a sinistra passando sotto la gelleria, e in circa 2 km si giunge a Civago, scendendo verso il centro del paese. Civago offre una serie di sentieri tematici che permettono di osservare pascoli e castagneti con ancora antichi manufatti: fontane, tegge, metati, maestà, muretti a secco. La castagna ed i funghi rimangono tuttora prodotti molto utilizzati ed apprezzati da locali e visitatori.

Dalla Piazza di Civago si seguono i segnavia 605 sulla strada del paese verso sud. Superato il bivio al cimitero, si volta a destra in salita e poi a sinistra per Case di Civago. Si lascia a destra il 607 e dopo le ultime case la strada diviene sterrata e risale la stretta valle del Dolo.

torre_AmorottoAMOROTTO E ARIOSTO

Ad inzio del Cinquecento, secolo di guerre e di briganti, nel territorio reggiano scorrazzò il carpinetano Domenico dè Bretti, detto bandito Amorotto, acerrimo  nemico del governatore di Reggio, Guicciardini.

I suoi due rifugi erano il castello delle Scalelle nella valle del Dolo (oggi rimangono i resti della torre dell’Amorotto,  foto a fianco) e la rocca di Carpineti. Negli stessi anni Ludovico Ariosto attraversò spesso questi luoghi al servizio degli Estensi prima come capitano della Rocca di Canossa e poi come commissario della Garfagnana a controllo di ribellioni e  brigantaggio.